giovedì 11 settembre 2014

Ritorni

Settembre, mesi di ritorni. 
I miei sono principalmente tre. Ritorno a casa dopo un periodo di ferie meravigliosamente trascorso in un lampo, ritorno al blog dopo mesi di schiavitù psicologica che mi ha impedito di esprimermi, ritorno a lavorare fuori città, in palese controtendenza.
Ebbene si, son tornata in campagna. Io ci provo a farmi cittadina, ma non c'è verso, la vita mi ributta da dove son venuta, in provincia.
E così son capitata a Bussero, in piena Martesana, unico riferimento per geolocalizzarmi: l'Ikea di Carugate. 
Nel nulla urbano, fatto di campi che nel pomeriggio quando gira il vento si fanno sentire con il loro odor di merda e con le zanzare  nere e grasse, sorge una villa seicentesca, fuori dal tempo e dallo spazio, il mio nuovo ufficio.
Straordinariamente silenzioso, con un panorama che è lo stesso da 400 anni. C'è anche un grande albero di fichi proprio vicino alla porta d'ingresso e capita a volte che io riesca anche a trovare il tempo per arrampicarmi e raccoglierne qualcuno.
Condivido un'incisione seicentesca della villa, per chi volesse immaginarmi in questa nuova avventura (o a raccoglier fichi).



venerdì 23 maggio 2014

Giovanni e Francesca

"E' morto, è morto nella sua Palermo, è morto fra le lamiere di un'auto blindata, è morto dentro il tritolo che apre la terra, è morto insieme ai compagni che per dieci anni l'avevano tenuto in vita coi mitra in mano. E' morto con sua moglie Francesca. E' morto, Giovanni Falcone è morto. Ucciso dalla mafia siciliana alle 17:58 del 23 maggio del 1992" (di Attilio Bolzoni).

L'articolo prosegue, crudo e dettagliato, a tratti insopportabile. E' toccante e mi fa commuovere il modo in cui Bolzoni chiude il pezzo, con il racconto di cosa rispondeva Falcone a chi gli chiedeva se non avesse paura di morire, ovvero questo:  "Per me la vita vale come il bottone di questa giacca, io sono un siciliano, un siciliano vero".

Non desidero essere retorica e sulla vicenda non sono certo la più titolata a parlare, questo è semplicemente il mio modo per ricordare, oggi, un uomo di cui parlerò ai miei figli.
E parlerò loro anche di Francesca.

Chi volesse leggere l'articolo di cui parlo, lo può trovare qui:
http://www.repubblica.it/online/politica/falconedue/queigiorni/queigiorni.html








giovedì 22 maggio 2014

Rompere il fiato

Chiunque abbia mai provato a svolgere una qualsiasi attività fisica sa che il momento in cui rompi il fiato è cruciale.
Inutile mentire: stai per mollare. 
Non ce la fai più, credi che non ti sia davvero possibile andare ancora oltre e tutto sommato pensi solo a smettere di faticare.
Il dolore è in ogni centimetro del tuo corpo, il bruciore nei muscoli è l'unica cosa che riesci a sentire, sei praticamente pronta a cedere.
Poi, come per magia, succede che rompi il fiato e quello che fai non ti sembra più impossibile. Smetti di annaspare e ti godi ogni gesto, con una consapevolezza diversa di ogni singolo arto, come se fossi tutta nuova.
E' il modo più semplice per raccontarvi come sto. Ho rotto il fiato, la fatica si sente sempre, ma la fase di panico è terminata. Ci godiamo la nuotata, io e Esther.





giovedì 24 aprile 2014

Curvilinea

Sto ingrassando e la colpa è chiaramente dell'azienda per cui lavoro. Detta così pare uno scarico di responsabilità ma è tutto vero, giuro.
Procedo con la dimostrazione pratica all'affermazione d'apertura: in ufficio siamo una quarantina, il che, banalmente, implica una quarantina di compleanni.
Trattasi di persone che - con gentilezza commovente, và riconosciuto - si presentano, il giorno del proprio genetliaco, con una selezione variegata e abbondante di paste e pasterelle, che accompagnano le mattinate di ordinaria follia. Lucide e colorate, leccornie in paziente attesa sul bancone del centralino, accanto alla dolce Francesca (un'altra nella mia vita!).
Il mio approccio iniziale è di cortese ma fermo rifiuto, parto determinata, poi verso le undici-undiciemmezza si presenta il calo di zuccheri e in modo ignorante mi lancio sui pasticcini e ne ingollo due o tre.
Questa scenetta, visto che siamo tanti, si verifica con una frequenza allarmante. 
Conti alla mano: quaranta persone, divise per dodici mesi, sono tre virgola tre periodico compleanni al mese, per semplicità diciamo tre, considerando poi che qualcuno compie gli anni di soppiatto nel week-end. 
Il rotolino di ciccia mi ha guardata con rimprovero e poi, magnanimo e paziente, mi ha spiegato da dove veniva. Viene dai pasticcini di compleanno dei colleghi, tutta colpa dell'azienda.
Potrò richiedere un'indennità in busta paga?








giovedì 10 aprile 2014

Torna presto

Ho notato che mi capita spesso di scrivere di acqua o comunque di fare riferimenti liquidi. Ho iniziato questo blog parlando di fare il bucato e di lasciare a mollo calzini e mani, per dire.
Anche questo ragionamento ha la fluida consistenza di un ruscelletto di montagna, limpido ma impetuoso.
L'ho presa molto alla larga perchè devo dire grazie, un grazie che è anche un arrivederci, ma con un "rivederci" che potrebbe essere anche fra un po' di mesi. E non mi piace.
Quindi è un grazie dolceamaro, con la lacrimuccia che si forma e resta incastrata fra le ciglia, rendendo la vista acquosa e i sentimenti più intensi.

Dopo Flavia, che mi ha chiamata Francesca, sei quello che mi ha dato più nomignoli e soprannomi, battezzandomi praticamente in ogni circostanza possibile. Alcuni fanno ridere un bel po', altri sono legati a situazioni precise, altri ancora sono entrati a far parte di me, ed è una gran regalo il tuo.
Anche il nome di questo blog, l'amatissimo Frensis&Partners, è opera tua. Che si sappia.
Frensis è stato il primo di una lunga serie, il più amato, quello che mi rappresenta meglio. Partners per comprendere tutte le amiche che ho attorno a me e di cui ogni tanto ti parlo (le francesche, barbara, mary, fabri che pure non è una donna...), perchè sono le mie persone, assieme a te.
Ci sono tanti modi per volere bene a qualcuno, tu mi hai battezzata e ogni volta hai saputo inquadrare tratti di me, mostrandomi cose che tu hai saputo vedere in mezzo al casino e alle esagerazioni, materie prime di cui sono composta.

Ora parti e mi lasci qui, orfana di una visione, la tua, sempre differente dalla mia. Mi mancherai Fede, e tanto. 



sabato 15 marzo 2014

Un panormita da Spontini

Dopo una sessione di shopping di una velocità che definirei lampo (sotto i 10 minuti compreso il parcheggio della vespa, la prova del capo e la strisciata di carta) decidiamo di mangiare qualcosa, siamo in Corso Buenos Aires angolo con Via Spontini, dove altro potremmo andare? Da Spontini. 
Ecco le critiche che la mia dolce metà è riuscito a trovare a quello che per i milanesi è il tempio della pizza al taglio. 
Da notare che siamo andati alla casa madre, non alle succursali, proprio alla fonte di sua maestà la pizza alta, croccante sotto perchè unta ai limiti dell'ictus coronarico e con una pigiamata di pomodoro e filante mozzarella.
1. La fila fuori: dover stare in fila (anche se davvero per poco) per accomodarsi ad un tavolo non và, anche se nel frattempo ti puoi concedere una sigaretta e qualche chiacchiera. La chiacchiera si fa seduti. Sempre.
2. La scelta: pizza margherita o lasagna. Puoi scegliere solo se il trancio debba essere normale o abbondante. Inconcepibile per chi abbia mai avuto l'onore di mangiare la pizza di Graziano non avere la possibilità di aggiungere delle melanzane, del prosciutto o qualche carciofino. Ho tentato di spiegare che l'approccio di partenza è molto diverso ma non c'è stato verso.
3. Pagamento: non accettano buoni pasto nel week-end e anche in settimana sono più quelli che non prendono di quelli che si. Niente carta mai. Niente bancomat sotto i 10 euro. Insomma farebbero prima a dire "solo cash". Di principio con tutti questi divieti un siculo si incazza. 
4. Fast food: praticamente appena finita l'ultima briciola di pizza il cameriere, senza troppe cerimonie, ti fa capire che devi alzare le chiappe e andartene, ci sono altre 100 persone che aspettano di occupare il tuo tavolo. Rischio rissa col cameriere ai massimi storici.
Raccontata così parrebbe che io invece da milanese apprezzi tutto questo. Non è così, ma è la pizza al taglio più buona che offra la città e tutto il resto è la solita frenesia della metropoli, da cui basta semplicemente farsi sfiorare, schivandola.
Graziano è e resta il top, ma resta pure a Palermo, 1841 chilometri da qui. Ma tanto prima o poi sarà Spontini ad essere a 1841 chilometri da me, basta solo avere pazienza.



martedì 11 marzo 2014

Domani porta pioggia

Ormai le previsioni del tempo non sbagliano, non c'è verso. Puoi sperarci fino all'ultimo ma tanto se dicono che porta pioggia ti bagnerai.
L'importante - come un po' per tutte le cose ineluttabili che sai con largo anticipo che ti cadranno addosso - è godere del sole finché c'è e poi... stivali di gomma e cerata!
Domani porta pioggia e io non ho tutta questa voglia di bagnarmi, nonostante sappia bene che è inevitabile.
Allora domattina dovrò scegliere il mio miglior sorriso, indossare gli stivali di gomma e vedere un po' cosa succede.
Magari non sarà un temporale così forte come è stato annunciato, magari sarà una pioggerella sottile ma fastidiosa che si protrarrà per giorni. Non conosco questa nuova pioggia che mi bagna, ma la sentirò presto sulla pelle. Comunque vada, qui non si smette di sorridere per nessuna cosa al mondo, che si sappia.



venerdì 7 marzo 2014

Emotivamente stitico

Ieri sera nella formazione classica già testata agli Europei 2012 - se si andò in finale con la Spagna fu grazie a noi - si è affrontata un'altra finale: quella della terza edizione di Masterchef.
Il gruppo d'ascolto composto da Johnny, Maur8, James, Gabri e la sottoscritta si è presentato con la giusta componente polemica, ma presto ci si è resi conto che il nostro favorito non avrebbe trionfato.
La serata è stata monopolizzata da un personaggio triste e del tutto sciapo, l'emotivamente stitico Federico.
Uno che se mi invitasse a casa sua a pranzo mi farebbe un torto. Uno che ha parlato di una nuova idea di cucina ma spesso ha fatto delle cagate aberranti. Più di tutto i suoi piatti e i suoi modi non mi mettono appetito, in nessun senso. 
In cucina e nella vita amo le persone che ci mettono cuore. La creatività va bene, ma arriva seconda. Fammi pure due spaghetti al pomodoro, ma mettici dentro tutta la passione che puoi. Falli bene perchè vuoi viziarmi e saziarmi, falli per me, non per soddisfare il tuo ego.
Alla fine quello che conta è solo una cosa: come mi fai sentire.


lunedì 24 febbraio 2014

Amicizie virtuali

Oggi mi sento di affrontare un tema che so per certo non riguarda solo me. Allora, lo dico chiaramente, anche i social hanno delle regole di educazione minima, che però in molti ignorano e stuprano, con seriale metodicità. Se siamo amiche (o amici, ma gli uomini sono molto più discreti in questo) su Facebook e poi nella vita reale siamo "conoscenti" devi fare due cose. La prima: non sentirti libera di commentare e laikare a tempesta quello che pubblico sulla mia bacheca o su quella di amici, perchè di base non me ne frega un cazzo della tua opinione. La seconda (in tandem con la prima): quando capita di incontrarsi è bene mantenere i nervi saldi e la testa sulle spalle, lanciarsi in discorsi di finta amicizia non serve a niente e poche cose mi infiammano l'ulcera come l'ostentazione di contenuti inesistenti. Mi fai perdere tempo.
Sottolineo queste cose perchè spero così di far passare un messaggio semplice e chiarissimo: queste entrate a gamba tesa nei profili altrui, mai richieste e spesso fuori luogo, fanno solo apparire chi le fa inadeguato e scortese.
Quindi, prima di piazzare commenti finto-amichevoli e entusiastici like a miei contenuti, pensa bene e rifletti: sei davvero mia amica? Pensi davvero mi interessi la tua opinione?
Dopo questo avviso ai naviganti mi prenderò la libertà di rispondere a chiunque profani le due leggi fondamentali sopracitate, linkando questo post. Casomai, per lavare l'offesa, il profanatore potrà sempre riservarsi la mossa definitiva. Quale? Togliermi dagli amici!



venerdì 21 febbraio 2014

Mentre tutto scorre

Ci sono periodi in cui, anche se lo desideri tanto, non succede niente, le cose non cambiano e tutto sta lì, dove lo lasci. Poi improvvisamente nell'ingranaggio generale entra un po' di polvere. Tossisce, si inceppa e poi riparte, ma con un ritmo diverso, che non riconosci.
Per imparare nuovamente la melodia delle giornate ci si mette un po'. All'inizio ti pare che questa nuova melodia sia molto peggio della precedente, che non ti appartenga affatto e che forse vuoi indietro la vecchia, così familiare e conosciuta.
Poi un giorno inizi a battere il tempo con il piede, quasi involontariamente, perchè anche se il tuo cervello ancora non ci ha capito niente, il tuo corpo già è nel flusso.
Certo è che se per sbaglio accenni timidamente a canticchiare il ritornello, succede qualcosa per cui ti rendi conto che forse non hai nemmeno capito dove ti trovi.
Per ora è lotta continua con me stessa e con tutto quello che ho attorno. Ma poi diventerà una canzone nota, da cantare sovrappensiero mentre si va in macchina da qualche parte, con Sambuca che sbava il sedile e te che metti i Metallica a un volume ingestibile.



giovedì 13 febbraio 2014

Sorellanza

Non ho una sorella, però l'ho voluta tantissimo. Tra i 6 e i 10 anni raccontavo, con metodica ciclicità, che mia mamma, la Flavia, era incinta. Con questo sistema infallibile maestre e compagni di classe si complimentavano con me e con la mia ignara mammina per maternità solo sognate. Pensavo che a forza di dirlo sarebbe successo davvero. Oppure pensavo che, come per tutto il resto, ripetendolo e prendendo i miei genitori per stanchezza, mi avrebbero fatto una sorella. 
Non è andata così. Sarà per questo che poi diventando grande ho trovato amiche-sorelle, con cui essere complici e stupide nello stesso momento.
Nel mio nuovo inizio ci sono due sorelle, una mi ha indicato la via e l'altra la percorrerà accanto a me. Cose che quando ti senti spaventata, come mi sento io adesso, fanno la differenza.


(Takato Yamamoto)

mercoledì 12 febbraio 2014

Pronti, via!

Bene, la pacchia è ufficialmente finita. Il mio riparo dorato in Brianza, l'illusione di vivere scrivendo cose, il sogno appena accarezzato di fare solo quello che mi piace e come dico io (leggasi free-lance) è stato rimesso al suo posto, sullo scaffale.
Non so cosa aspettarmi e sento però che mi manca il solito entusiasmo con cui affronto le nuove sfide. Magari sono un po' stanca, magari è febbraio, magari devo solo mettere tutto a fuoco il meglio che posso e godermi le cose per come verranno. 
Mi mancherà il quieto ritmo delle giornate in provincia, il chiacchiericcio delle signore eleganti che fanno pausa caffè ogni ora, i cenni di saluto con le persone del quartiere che ormai sono parte del mio panorama urbano, il treno degli studenti che scendono in massa in Bicocca.
Fine dei pranzetti prelibati e delle opinioni espresse liberamente. Fine dei miei ritagli di tempo e delle ore libere dedicate a cucinare per tutte le persone che amo, ma soprattutto per te (si tu!). 
Prendo il fiato, chiudo gli occhi e mi tuffo più lontana che posso dalla riva e poi se come si dice "la vita è come il mare, se ne fotte se non sai nuotare" proverò a stare a galla, magari con la grazia di Esther Williams...



sabato 1 febbraio 2014

Specchi

Le amiche sono specchi. In base alla loro natura, personalità e carattere, la riflessione varia e con lei quel che puoi vedere di te, in loro.
Alcune sono limpide e sincere, ti mostrano chiaramente anche i difetti e le anse più segrete di debolezze difficili da riconoscere come proprie. Psicanalitiche.
Alcune hanno personalità complesse e come con gli specchi magici che proiettano immagini buffe e un po' distorte, con loro la realtà è una delle possibili visioni, ma non la più interessante. Son quelle con cui poter condividere avventure e viaggi, con la certezza che non ti annoierai. Surrealiste.
Alcune valorizzano solo la parte migliore di te: gambe affusolata, vita sottile, una gran figa. Sono quelle che per l'amore che provano nei tuoi confronti perdono ogni oggettività e son così convinte di te da compiere il miracolo: farti vedere come ti vedono loro, bellissima. 
Motivazionali.
Non so esattamente che tipo di specchio sia io per voi, magari me lo farete sapere...



giovedì 30 gennaio 2014

Fili

Provo imbarazzo. Odio me stessa per aver creduto che da una mediocrità simile potesse nascere qualcosa di buono. Fossi a casa mi metterei a trafficare in cucina per distrarre la mente dall'ondata di auto intransigenza che mi sta investendo.
Ma non ci sono a casa. Nevica e piove, non si capisce, ma quello che si capisce chiaramente è che prima di raggiungere il sicuro rifugio di una casa spazio temporalmente sconnessa dal resto del mondo ci impiegherò ancora troppo. 
Quel paio d'ore in cui rimuginare su quanto posso essere becera con me stessa se mi ci metto. Tempo in cui darmi ogni colpa possibile e domandarmi come posso non aver notato prima quanto esile fosse il mio filo. Stupido ragnetto cazzone. Tutta concentrata a sentirmi valorizzata, a guardare per forza il bicchiere mezzo pieno, come se a essere oggettivamente pessimista e realmente concreta mi facessi male. E forse si, perchè alla fine l'ottimista è molto più codardo del pessimista, certo guarda avanti sorride e dimentica e non calcola, va semplicemente oltre. Il pessimista invece rimugina, considera, ripensa, interroga, valuta, non dimentica. Stupida cagna, se magari perdevi qualche minuto a deprimerti e a vedere anche la prospettiva peggiore, adesso non staresti in caduta libera, mentre guardi il tuo filo luminescente che si sporca e si lacera, lasciandoti precipitare nel disinteresse.



mercoledì 22 gennaio 2014

22 gennaio

Quando c'è da chiacchierare chiamo mia mamma, quando ho un problema da risolvere faccio il numero di mio papà. Oppure quello di mia mamma e con tono imperioso e sbrigativo dico "passami papà", secco così senza nemmeno dire ciao.
E' una dinamica che mi è capitato di raccontare a qualche amico, nel tentativo di spiegare cosa significhi essere figli unici, volendo andare un minimo oltre i vizi e i privilegi. 
Mio padre è stato prima di ogni altra cosa il mio compagno di giochi preferito, per anni. Paziente e sempre desideroso di lasciarsi trascinare nel vortice della mia tirannide, capace di inventarsi per me bambina un mondo di animali buffi e unici, solo miei e suoi, con cui giocare fino allo sfinimento, perchè avevano nomi strani e perchè mi portava a conoscerne la versione reale ai giardini. Quindi cigni, tassi e animali che potevo vedere coi miei occhi diventavano protagonisti di quello che ci raccontavamo per ore, io e lui, fitto fitto, di sera. Creature in bilico fra realtà e pura invenzione, che sono ancora familiari nella mia mente e che spero di presentare ai miei figli tra un po'. 
Oggi Angelo compie sessantatre anni, ma se chiudo gli occhi per me è sempre il trentenne che mi teneva in braccio e mi faceva interpretare Daisy di Hazzard lanciandomi da una parte all'altra della stanza come se davvero stessi salendo al volo sul Generale Lee. Occhi grandi e dolci, che mi guardano sempre in modo benevolo, qualsiasi cosa io faccia o dica.
Buon compleanno papà.



...e qui si capisce chiaramente da chi ho preso il lato spiritoso!






martedì 21 gennaio 2014

Folletto

Stamattina l'incubo della casalinga di Voghera si è materializzato alla mia porta sotto il segno della tradizione: il venditore della Folletto Vorwerk. Mi ha scampanellato energicamente mentre io, pigiama e pinza in testa, mi stavo dando al restauro mattutino. Ho aperto palesemente contrariata e mi sono lasciata intortare per oltre mezz'ora, perchè io non so cacciare via nessuno. Ha tentato di conquistarmi in ogni modo, primariamente offrendomi un lavoro, poi pulendo le fughe tra le piastrelle e promettendomi una igienizzazione completa del materasso (che stando a lui è un noto covi di acari), ma con uno scatto di volontà sono riuscita a liberarmene. 
Dopo questo colpo sotto la cintura, infertomi dal fato del martedì, ho ritenuto che per non deprimermi completamente pensando a quanto è sporca casa mia fosse necessario attuare un piano accurato di gestione dei rischi della giornata. Quindi ecco un programma low cost attuabile da tutti quelli che devono fuggire da casa inseguiti dagli acari: giro in Rinascente per un regalo di compleanno, pranzo con Fede da Luini - panzerotto fritto rigorosamente mangiato sui gradini di San Fedele da cui ci hanno cacciati perchè giravano un film in costume anni '30 e noi non eravamo abbastanza a tema - caffè in Piazza San Carlo e poi, per la milanese doc, 250 gradini per raggiungere le terrazze del Duomo. Io, le guglie gotiche e qualche giapponese.
Alla fine non è andata male, ma la dimostrazione con pulizia globale del materasso forse la voglio, mannaggia a lui.



venerdì 17 gennaio 2014

Album? No, grazie.

Cento! Non qualcuna, non una selezione, non svariate e nemmeno molteplici, solo troppe. A vincere il mio odio in questo venerdì 17 sono quelli che su facebook pubblicano interi album fotografici con i soggetti più vari, album che contengono centinaia di immagini, roba che ti annoi ancora prima di aprirlo (e infatti manco per sbaglio, mi raccomando). Già tollero poco chi sente il bisogno di aggiornare tutti su ogni singolo noioso e insignificante dettaglio della sua giornata, ma qui si è perso davvero il senso della misura.
Ho visto ego-mostri da oltre cento foto per avvenimenti che sinceramente ne potevano meritare al massimo tre. La domanda è: se per il tuo nuovo cagnolino/gattino/canarino o per i tuoi 26-27-34 anni pubblichi 340 pose, quando mai per disgrazia decidessi di convolare a nozze o di riprodurti che farai? Vendi l'esclusiva a Signorini come Belen e De Martino?
Evidentemente la perversione nasce dall'errata convinzione che tutti possano essere interessati, ma la risposta è semplice: no, non lo siamo, davvero. Farebbe più audience Antonella Clerici che conduce Quark. Come dice il mio grande e saggio amico Fede "più social, più soli". Non potrei essere più d'accordo. 




giovedì 16 gennaio 2014

Le erbette

Oggi all'altezza di Greco Pirelli ho visto un signore che sotto la pioggia raccoglieva le erbette sul ciglio dei binari. Una cosa decisamente strana per il posto in sè e per il gesto bucolico, un po' anacronistico.
Senza preavviso mi sono ritrovata in calzoncini corti, bicicletta, codini e mio nonno Andrea in bici con me. Campagna lomellina degli anni '80, tanto sole, cielo estivo un po' lattiginoso, cascine e mucche e contadini che ti vendono le uova nel caldo afoso. Ricordo il cestino di mio nonno pieno di erbette e il mio pieno di tutto tranne erbette, fiori per lo più, da portare a mia nonna.
A me poi non sono mai piaciute, come tutte le cose troppo verdi e palesemente salutari, ma la raccolta e tutto quello che comportava si e oggi è dentro uno scrigno prezioso di ricordi, che solo andrebbe aperto più spesso.
Non ci pensavo da tanto, è bastato vedere quel signore curvo sotto l'acqua impietosa di stamattina per rivivere tutto con chiarezza. Chissà quante altre immagini ci sono nel mio cervello, incastrate sotto anni di quotidianità e routine. Per oggi comunque sono felice, la pioggia ha liberato dalla polvere le erbette e i giri in bici con mio nonno Andrea, capelli bianchi su una testa dura, come la mia.



mercoledì 15 gennaio 2014

In cerca dell'asse

Eh si, da quasi un mese ho abbandonato il blog. Non avevo niente da dire e meno ancora da scrivere. Son stata troppo presa a vivere, meglio così. Oggi finalmente un nuovo input, di quelli che mi stimolano decisamente, capirai.
Allora pare che fior di studiosi abbiano stabilito che quando i cani cagano, lo facciano allinenadosi col campo magnetico terrestre, per la precisione sull'asse nord-sud. Ecco spiegato perchè girino su se stessi senza sosta prima di accucciarsi felici nella beatitudine della deiezione: cercano l'asse.
Che è un po' quello che sto facendo io in questo inizio gennaio carico di promesse e di propositi. Tanto fermento attorno a me, cambiamenti in vista un po' per tutti, per chi già li sta vivendo e per chi ne vorrebbe, fermento e desiderio di annusare l'aria, per capire se si sta facendo la cosa giusta o no. Aria frizzante di scelte spesso radicali, decisioni impraticabili come quella di andare a correre o di fumare meno, giornate spese a fantasticare su tutto. Questo gennaio assomiglia tanto a un prato in cui senza punti di riferimento ci aggiriamo, in cerca dell'asse giusto, per poi finalmente cacare.
Il mio proposito per l'anno nuovo è essere filosoficamente piana, quotidianamente onesta e programmaticamente franca. Bentrovate amiche mie, con leggerezza, non abbiate paura di cercare l'asse!