Oggi all'altezza di Greco Pirelli ho visto un signore che sotto la pioggia raccoglieva le erbette sul ciglio dei binari. Una cosa decisamente strana per il posto in sè e per il gesto bucolico, un po' anacronistico.
Senza preavviso mi sono ritrovata in calzoncini corti, bicicletta, codini e mio nonno Andrea in bici con me. Campagna lomellina degli anni '80, tanto sole, cielo estivo un po' lattiginoso, cascine e mucche e contadini che ti vendono le uova nel caldo afoso. Ricordo il cestino di mio nonno pieno di erbette e il mio pieno di tutto tranne erbette, fiori per lo più, da portare a mia nonna.
A me poi non sono mai piaciute, come tutte le cose troppo verdi e palesemente salutari, ma la raccolta e tutto quello che comportava si e oggi è dentro uno scrigno prezioso di ricordi, che solo andrebbe aperto più spesso.
Non ci pensavo da tanto, è bastato vedere quel signore curvo sotto l'acqua impietosa di stamattina per rivivere tutto con chiarezza. Chissà quante altre immagini ci sono nel mio cervello, incastrate sotto anni di quotidianità e routine. Per oggi comunque sono felice, la pioggia ha liberato dalla polvere le erbette e i giri in bici con mio nonno Andrea, capelli bianchi su una testa dura, come la mia.

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