mercoledì 22 gennaio 2014

22 gennaio

Quando c'è da chiacchierare chiamo mia mamma, quando ho un problema da risolvere faccio il numero di mio papà. Oppure quello di mia mamma e con tono imperioso e sbrigativo dico "passami papà", secco così senza nemmeno dire ciao.
E' una dinamica che mi è capitato di raccontare a qualche amico, nel tentativo di spiegare cosa significhi essere figli unici, volendo andare un minimo oltre i vizi e i privilegi. 
Mio padre è stato prima di ogni altra cosa il mio compagno di giochi preferito, per anni. Paziente e sempre desideroso di lasciarsi trascinare nel vortice della mia tirannide, capace di inventarsi per me bambina un mondo di animali buffi e unici, solo miei e suoi, con cui giocare fino allo sfinimento, perchè avevano nomi strani e perchè mi portava a conoscerne la versione reale ai giardini. Quindi cigni, tassi e animali che potevo vedere coi miei occhi diventavano protagonisti di quello che ci raccontavamo per ore, io e lui, fitto fitto, di sera. Creature in bilico fra realtà e pura invenzione, che sono ancora familiari nella mia mente e che spero di presentare ai miei figli tra un po'. 
Oggi Angelo compie sessantatre anni, ma se chiudo gli occhi per me è sempre il trentenne che mi teneva in braccio e mi faceva interpretare Daisy di Hazzard lanciandomi da una parte all'altra della stanza come se davvero stessi salendo al volo sul Generale Lee. Occhi grandi e dolci, che mi guardano sempre in modo benevolo, qualsiasi cosa io faccia o dica.
Buon compleanno papà.



...e qui si capisce chiaramente da chi ho preso il lato spiritoso!






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