"E' morto, è morto nella sua Palermo, è morto fra le lamiere di un'auto blindata, è morto dentro il tritolo che apre la terra, è morto insieme ai compagni che per dieci anni l'avevano tenuto in vita coi mitra in mano. E' morto con sua moglie Francesca. E' morto, Giovanni Falcone è morto. Ucciso dalla mafia siciliana alle 17:58 del 23 maggio del 1992" (di Attilio Bolzoni).
L'articolo prosegue, crudo e dettagliato, a tratti insopportabile. E' toccante e mi fa commuovere il modo in cui Bolzoni chiude il pezzo, con il racconto di cosa rispondeva Falcone a chi gli chiedeva se non avesse paura di morire, ovvero questo: "Per me la vita vale come il bottone di questa giacca, io sono un siciliano, un siciliano vero".
Non desidero essere retorica e sulla vicenda non sono certo la più titolata a parlare, questo è semplicemente il mio modo per ricordare, oggi, un uomo di cui parlerò ai miei figli.
E parlerò loro anche di Francesca.
Chi volesse leggere l'articolo di cui parlo, lo può trovare qui:
http://www.repubblica.it/online/politica/falconedue/queigiorni/queigiorni.html
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