giovedì 11 settembre 2014

Ritorni

Settembre, mesi di ritorni. 
I miei sono principalmente tre. Ritorno a casa dopo un periodo di ferie meravigliosamente trascorso in un lampo, ritorno al blog dopo mesi di schiavitù psicologica che mi ha impedito di esprimermi, ritorno a lavorare fuori città, in palese controtendenza.
Ebbene si, son tornata in campagna. Io ci provo a farmi cittadina, ma non c'è verso, la vita mi ributta da dove son venuta, in provincia.
E così son capitata a Bussero, in piena Martesana, unico riferimento per geolocalizzarmi: l'Ikea di Carugate. 
Nel nulla urbano, fatto di campi che nel pomeriggio quando gira il vento si fanno sentire con il loro odor di merda e con le zanzare  nere e grasse, sorge una villa seicentesca, fuori dal tempo e dallo spazio, il mio nuovo ufficio.
Straordinariamente silenzioso, con un panorama che è lo stesso da 400 anni. C'è anche un grande albero di fichi proprio vicino alla porta d'ingresso e capita a volte che io riesca anche a trovare il tempo per arrampicarmi e raccoglierne qualcuno.
Condivido un'incisione seicentesca della villa, per chi volesse immaginarmi in questa nuova avventura (o a raccoglier fichi).



venerdì 23 maggio 2014

Giovanni e Francesca

"E' morto, è morto nella sua Palermo, è morto fra le lamiere di un'auto blindata, è morto dentro il tritolo che apre la terra, è morto insieme ai compagni che per dieci anni l'avevano tenuto in vita coi mitra in mano. E' morto con sua moglie Francesca. E' morto, Giovanni Falcone è morto. Ucciso dalla mafia siciliana alle 17:58 del 23 maggio del 1992" (di Attilio Bolzoni).

L'articolo prosegue, crudo e dettagliato, a tratti insopportabile. E' toccante e mi fa commuovere il modo in cui Bolzoni chiude il pezzo, con il racconto di cosa rispondeva Falcone a chi gli chiedeva se non avesse paura di morire, ovvero questo:  "Per me la vita vale come il bottone di questa giacca, io sono un siciliano, un siciliano vero".

Non desidero essere retorica e sulla vicenda non sono certo la più titolata a parlare, questo è semplicemente il mio modo per ricordare, oggi, un uomo di cui parlerò ai miei figli.
E parlerò loro anche di Francesca.

Chi volesse leggere l'articolo di cui parlo, lo può trovare qui:
http://www.repubblica.it/online/politica/falconedue/queigiorni/queigiorni.html








giovedì 22 maggio 2014

Rompere il fiato

Chiunque abbia mai provato a svolgere una qualsiasi attività fisica sa che il momento in cui rompi il fiato è cruciale.
Inutile mentire: stai per mollare. 
Non ce la fai più, credi che non ti sia davvero possibile andare ancora oltre e tutto sommato pensi solo a smettere di faticare.
Il dolore è in ogni centimetro del tuo corpo, il bruciore nei muscoli è l'unica cosa che riesci a sentire, sei praticamente pronta a cedere.
Poi, come per magia, succede che rompi il fiato e quello che fai non ti sembra più impossibile. Smetti di annaspare e ti godi ogni gesto, con una consapevolezza diversa di ogni singolo arto, come se fossi tutta nuova.
E' il modo più semplice per raccontarvi come sto. Ho rotto il fiato, la fatica si sente sempre, ma la fase di panico è terminata. Ci godiamo la nuotata, io e Esther.





giovedì 24 aprile 2014

Curvilinea

Sto ingrassando e la colpa è chiaramente dell'azienda per cui lavoro. Detta così pare uno scarico di responsabilità ma è tutto vero, giuro.
Procedo con la dimostrazione pratica all'affermazione d'apertura: in ufficio siamo una quarantina, il che, banalmente, implica una quarantina di compleanni.
Trattasi di persone che - con gentilezza commovente, và riconosciuto - si presentano, il giorno del proprio genetliaco, con una selezione variegata e abbondante di paste e pasterelle, che accompagnano le mattinate di ordinaria follia. Lucide e colorate, leccornie in paziente attesa sul bancone del centralino, accanto alla dolce Francesca (un'altra nella mia vita!).
Il mio approccio iniziale è di cortese ma fermo rifiuto, parto determinata, poi verso le undici-undiciemmezza si presenta il calo di zuccheri e in modo ignorante mi lancio sui pasticcini e ne ingollo due o tre.
Questa scenetta, visto che siamo tanti, si verifica con una frequenza allarmante. 
Conti alla mano: quaranta persone, divise per dodici mesi, sono tre virgola tre periodico compleanni al mese, per semplicità diciamo tre, considerando poi che qualcuno compie gli anni di soppiatto nel week-end. 
Il rotolino di ciccia mi ha guardata con rimprovero e poi, magnanimo e paziente, mi ha spiegato da dove veniva. Viene dai pasticcini di compleanno dei colleghi, tutta colpa dell'azienda.
Potrò richiedere un'indennità in busta paga?








giovedì 10 aprile 2014

Torna presto

Ho notato che mi capita spesso di scrivere di acqua o comunque di fare riferimenti liquidi. Ho iniziato questo blog parlando di fare il bucato e di lasciare a mollo calzini e mani, per dire.
Anche questo ragionamento ha la fluida consistenza di un ruscelletto di montagna, limpido ma impetuoso.
L'ho presa molto alla larga perchè devo dire grazie, un grazie che è anche un arrivederci, ma con un "rivederci" che potrebbe essere anche fra un po' di mesi. E non mi piace.
Quindi è un grazie dolceamaro, con la lacrimuccia che si forma e resta incastrata fra le ciglia, rendendo la vista acquosa e i sentimenti più intensi.

Dopo Flavia, che mi ha chiamata Francesca, sei quello che mi ha dato più nomignoli e soprannomi, battezzandomi praticamente in ogni circostanza possibile. Alcuni fanno ridere un bel po', altri sono legati a situazioni precise, altri ancora sono entrati a far parte di me, ed è una gran regalo il tuo.
Anche il nome di questo blog, l'amatissimo Frensis&Partners, è opera tua. Che si sappia.
Frensis è stato il primo di una lunga serie, il più amato, quello che mi rappresenta meglio. Partners per comprendere tutte le amiche che ho attorno a me e di cui ogni tanto ti parlo (le francesche, barbara, mary, fabri che pure non è una donna...), perchè sono le mie persone, assieme a te.
Ci sono tanti modi per volere bene a qualcuno, tu mi hai battezzata e ogni volta hai saputo inquadrare tratti di me, mostrandomi cose che tu hai saputo vedere in mezzo al casino e alle esagerazioni, materie prime di cui sono composta.

Ora parti e mi lasci qui, orfana di una visione, la tua, sempre differente dalla mia. Mi mancherai Fede, e tanto. 



sabato 15 marzo 2014

Un panormita da Spontini

Dopo una sessione di shopping di una velocità che definirei lampo (sotto i 10 minuti compreso il parcheggio della vespa, la prova del capo e la strisciata di carta) decidiamo di mangiare qualcosa, siamo in Corso Buenos Aires angolo con Via Spontini, dove altro potremmo andare? Da Spontini. 
Ecco le critiche che la mia dolce metà è riuscito a trovare a quello che per i milanesi è il tempio della pizza al taglio. 
Da notare che siamo andati alla casa madre, non alle succursali, proprio alla fonte di sua maestà la pizza alta, croccante sotto perchè unta ai limiti dell'ictus coronarico e con una pigiamata di pomodoro e filante mozzarella.
1. La fila fuori: dover stare in fila (anche se davvero per poco) per accomodarsi ad un tavolo non và, anche se nel frattempo ti puoi concedere una sigaretta e qualche chiacchiera. La chiacchiera si fa seduti. Sempre.
2. La scelta: pizza margherita o lasagna. Puoi scegliere solo se il trancio debba essere normale o abbondante. Inconcepibile per chi abbia mai avuto l'onore di mangiare la pizza di Graziano non avere la possibilità di aggiungere delle melanzane, del prosciutto o qualche carciofino. Ho tentato di spiegare che l'approccio di partenza è molto diverso ma non c'è stato verso.
3. Pagamento: non accettano buoni pasto nel week-end e anche in settimana sono più quelli che non prendono di quelli che si. Niente carta mai. Niente bancomat sotto i 10 euro. Insomma farebbero prima a dire "solo cash". Di principio con tutti questi divieti un siculo si incazza. 
4. Fast food: praticamente appena finita l'ultima briciola di pizza il cameriere, senza troppe cerimonie, ti fa capire che devi alzare le chiappe e andartene, ci sono altre 100 persone che aspettano di occupare il tuo tavolo. Rischio rissa col cameriere ai massimi storici.
Raccontata così parrebbe che io invece da milanese apprezzi tutto questo. Non è così, ma è la pizza al taglio più buona che offra la città e tutto il resto è la solita frenesia della metropoli, da cui basta semplicemente farsi sfiorare, schivandola.
Graziano è e resta il top, ma resta pure a Palermo, 1841 chilometri da qui. Ma tanto prima o poi sarà Spontini ad essere a 1841 chilometri da me, basta solo avere pazienza.



martedì 11 marzo 2014

Domani porta pioggia

Ormai le previsioni del tempo non sbagliano, non c'è verso. Puoi sperarci fino all'ultimo ma tanto se dicono che porta pioggia ti bagnerai.
L'importante - come un po' per tutte le cose ineluttabili che sai con largo anticipo che ti cadranno addosso - è godere del sole finché c'è e poi... stivali di gomma e cerata!
Domani porta pioggia e io non ho tutta questa voglia di bagnarmi, nonostante sappia bene che è inevitabile.
Allora domattina dovrò scegliere il mio miglior sorriso, indossare gli stivali di gomma e vedere un po' cosa succede.
Magari non sarà un temporale così forte come è stato annunciato, magari sarà una pioggerella sottile ma fastidiosa che si protrarrà per giorni. Non conosco questa nuova pioggia che mi bagna, ma la sentirò presto sulla pelle. Comunque vada, qui non si smette di sorridere per nessuna cosa al mondo, che si sappia.