mercoledì 13 novembre 2013

Tutti vogliono il mio free drink

Basta uscire, andare all'Alcatraz, che ormai è un po' il prolungamento del soggiorno di casa di tutte noi, ritrovarsi assieme ad aspettare di saltare e cantare e ballare come le pazze, non farlo perchè le canzoni non erano quelle che volevamo noi, ma bere svariati litri di birra e riderci sopra. 
Ecco qua, il grande mistero del divertimento svelato. 
Certo ieri sera c'era la spinta in più... ma andiamo con ordine. 
E' cosa nota che la birra media all'Alcatraz costi sei fottutissimi s-e-i euro, cosa che trovo immorale per svariati motivi, primo fra tutti per le quattro monete di resto che mi tocca sciropparmi ogni volta. Per non parlare del fatto che tanto è birra della peggiore qualità e praticamente è un furto legalizzato. Del resto se il locale si chiama Alcatraz qualche motivo ci sarà. 
Dopo il primo giro di birre pagate da brave bambine salta fuori il braccialetto magico, quello che abbinato ad un bel sorriso smagliante permette a chi lo indossa l'accesso nel privèe (che poi è un soppalco pulcioso e male aerato) in cui svetta la presenza dell'open bar. Fin qui diciamo, niente che non sia già capitato altre volte.
La svolta di ieri è stata generata dal fatto che all'open bar i drink venivano serviti in bicchieri di plastica rigida e quindi è partito il gioco "bevi bevi che mi faccio il servizio da trentasei".
Tra persone normali ovviamente ci si sarebbe fermati molto prima, ma noi no, noi amiamo la competizione e se una dice che vuole il servizio da trentasei, noi obbedienti, beviamo come delle spugne perchè la missione si compia con un trionfo.
Tornando a casa, senza bicchieri (perchè dopo otto traslochi impari che la lontananza da ogni bene materiale fa stare meglio e soprattutto limita il numero di scatoloni), ho pensato che di serate così spensierate ne vorrei altre mille. Ve ne regalerei ogni sera di bicchieri, solo per vedere quei sorrisi larghi e quelle belle facce piene di serena felicità.



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