Ci sono persone che amo, ma non capisco. E sono tante. Alcune fanno parte di un albero genealogico condiviso e quindi negli anni ho imparato a gestirle, non potendo del resto farle deflagrare, altre invece me le sono andata a pescare chissà dove e ora girano nella mia vita con un grande punto interrogativo sottobraccio.
Pare chiaro che non tutti possano o debbano essere da me capiti. Però aiuterebbe, almeno con gli amici diciamo.
L'equivoco si basa sul fatto che per me il concetto di amicizia è molto vicino alla somiglianza. Mi sento davvero amata e a mio agio solo se trovo sorellanza in uno sguardo, in un sorriso, in una telefonata gentile o forse anche solo in uno sguardo complice.
L'interrogativo che gira nell'aria, in questo freddo e ventoso autunno, è il seguente: ha senso mantenere in vita un rapporto di amicizia se si smette di capire e, quindi, di essere capiti? Se la vita dell'altro ti calza come una Sergio Rossi col calzettone di spugna, si va avanti lo stesso?
L'interrogativo non mi abbandona già da tempo ed è anche diventato argomento di confronto con chi invece di punti interrogativi sotto al braccio per me non ne ha e non ne ha mai avuti. Occhi limpidi e verdi, che ogni giorno sono lì, con complicità, per me.

<3
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