Di cose strane se ne sentono parecchie, ma questa merita proprio. Negli anni '80 andava di moda comperare abiti firmati e poi lasciare l'etichetta in bella mostra, status simbol inalienabile e dichiarazione pubblica di benessere, su una manica.
Oggi no, oggi la si nasconde e ci si esce assieme.
Mi spiego meglio: l'etichetta non si esibisce più ma nemmeno si stacca, no si imbosca per benino e si è pronte. Via a trascorrere una bella serata sfoggiando quel che più ci piace, tanto poi il giorno dopo si restituisce al negozio, l'etichetta è lì per quello no?
Scoprire questa pratica mi ha messa di fonte a due verità incontrovertibili: la prima è che io sono una fessa indefessa e a certe cose mai farò l'abitudine, la seconda è che preferivo i finti yuppies.
Nell'etichetta "cachemire" preziosamente conservata sulla manica del cappotto trovo un che di naif, un po' come schiarirsi la voce, salire sulla sedia e recitare la poesia. La faccia almeno ce la stai mettendo, seppure in una figura potenzialmente di merda.
Nella nuova versione della fighetta 2013 invece non c'è coraggio, non c'è orgoglio esibito, anzi, ci sono sotterfugio e magheggio, mala fede e ostentazione di un guardaroba che in realtà non è il tuo.
E poi, sopratutto, che poca personalità, che poco stile, che tristezza. Manco capace di decidere cosa ti piace e scegliere di comperartelo.
Infine, mi chiedo, a me di solito succede che ogni etichetta prude e irrita e quindi taglio via e strappo come una forsennata, che si tratti di Tezenis, mutanda a 2,99 euro, o che sia un cappotto di Moschino, ma come fate ad andare in giro coi cartellini attaccati?!?

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