mercoledì 9 ottobre 2013

Siamo un ossimoro, io e te.

Un ossimoro, due che di per sè non avrebbero un cazzo da dirsi, anzi, due che discutono e si animano, due che la vedono diversamente su quasi tutto, due approcci diversi alla vita, due respiri che si uniscono, per aiutarmi con Zampaglione, e non sanno manco come.
Di fatto per amare te ho dovuto capire al millimetro chi sono io, dove inizio e dove finisco, limiti e prospettive, verità e bugie, cazzi e mazzi insomma.
Amare te, dopo questo lavoro di taglia e cuci, è anche facile, seppur con le doverose tappe. Tappe che posso riassumere in due azioni fondamentali e salvavita (la mia con te, ovviamente).

Imparare una nuova lingua. Perchè il palermitano non è semplicemente un dialetto, è un modo di essere. Per me, che ormai sono un livello europeo B1 (ascolto e capisco abbastanza, interagisco un poco e il contesto generale mi è chiaro), significa esprimersi con tutto il sentimento che si ha, è la lingua del cuore. Nel bene e nel male, in modo democratico e bilanciato. Per ogni azione il palermitano non si limita ad un commento, no, ti regala una metafora. La prima su tutte, agli albori di un rapporto nord-sud tutto da inventare, fu: "abbiamo ospiti?" Non è dialetto in senso stretto, ma è vettore di una filosofia di vita, dove l'abbondanza è bene. Povera bambina lombarda e denutrita, cresci, dai che ce la puoi fare a friggere 'sta milinciana.

Imparare a cucinare. Come condire un'insalata è stato un tema che ci ha appassionati per settimane, ancora oggi se non mantengo il massimo della concentrazione rischio di sbagliare e di farmi chiedere, immancabilmente, se ho condito o no. Il punto non è la tecnica, ma la quantità. Severamente alle mie spalle osserva e sorride benevolo solo quando il livello di olio raggiunge quello delle foglie di insalata. Insalata che - ca ti manciassero i cani i mannara - deve essere lattuga e in particolare deve essere tagliata in strisce sottili, altrimenti ti senti una tartaruga, amore mio.

Settimana scorsa abbiamo cucinato io e te, anelletti al forno, una ricetta impegnativa, che richiede la preparazione di tante cose e il saperle unire in modo armonioso. Una ricetta tipica palermitana, tanto che per farla abbiamo salito il pacco di anelletti Barilla (ma la cagata degli spot Guido ancora non l'aveva detta) imboscandoli in valigia di ritorno dalle vacanze estive.

Ecco vedi che lo sappiamo come si uniscono i respiri? Facendo gli anelletti al forno, io e te, un ossimoro.


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