«Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita» (Jack Kerouac)
Vedere posti nuovi, ritrovarsi in tasca un sorriso, bere con avidità lo sguardo felice e complice dell'altro. La strada è la vita, dice lui, quindi tocca trovarsi un buon compagno di viaggio, dico io.
A me è successo di dover andare fino a New York e sentirmi sola da morire per capire che una storia era finita. Non so più quanti chilometri e quante ore di volo ho dovuto fare per scoprire che anche in un viaggio bellissimo ogni cosa era avvelenata e compromessa, ogni gesto vuoto e stanco.
Al contrario, il compagno di viaggio giusto rende indimenticabile anche un pomeriggio all'Ipercoop di Carugate.
Quindi, caro Jack, ho capito la lezione. Non importa se le valigie sono ammucchiate sul marciapiede e la strada da fare è tanta, come dici tu, è la vita. Importa che chi ti sta accanto non ti rompa eccessivamente le palle se hai un trolley di Hello Kitty e non puoi separarti dai tuoi trenta paia di scarpe. Importa che si viaggi col sorriso, che ci si divida un po' il peso del bagaglio, che si sappia vedere nell'altro la stanchezza e si possa essere in grado di offrire il proprio sostegno.
Per me viaggiare è senza dubbio un ottimo modo per capire in che direzione tira una relazione. Ci sono anche donne perspicaci che non hanno bisogno di tutte queste menate per capire chi hanno accanto, io no, devo preparare uno zaino e stare a vedere.
Se poi al check-in il mio bagaglio pesa meno del suo, faccio dietro front e torno a casa. Da sola.

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